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Quasi tutte le pitture rappresentano le viti a pergolato con armatura formata da pali forcuti. L'uva veniva raccolta a mano e messa in ceste di paglia. Poi veniva schiacciata con i piedi e pigiata con un palo. Il vino era versato in giare che poi venivano sigillate.![]() |
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In Grecia, il vino, già in epoca micenea, era usato non solo per esigenze rituali, libagioni e per il culto di Dioniso, ma fece parte da subito dell'alimentazione del popolo greco. Assieme al grano ed alle olive era uno dei prodotti più importanti per l'uso comune ed anche per l'esportazione. Non tutto il vino però era di ottima qualità: i poveri lo bevevano con l'aggiunta di acqua alle bucce ed ai vinaccioli dopo l'ultima pigiatura.
Con la nascita della polis, i cittadini che possedevano pezzi di terra utilizzavano i prodotti per l’alimentazione familiare e praticavano un'agricoltura a coltivazione mista, basata per lo più in grano, ulivo e vite.![]() |
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Nel V° sec a.C. in Attica, Dioniso era festeggiato nelle feste rurali legate alle stagioni: in dicembre quando le viti venivano potate, era celebrato assieme a Demetra e a Core nelle feste "Haloe"; a gennaio-febbraio c'erano le "Lenee", le feste della pigiatura dell'uva. Alla fine di febbraio si svolgevano le "Antesterie", festa della fertilità primaverile. Ma le feste più importanti erano le "Grandi Dionisiache" alla fine di marzo ed i "Misteri Eleusini" a settembre o ad ottobre, in cui oltre al vino venivano ingerite anche alcune sostanze stupefacenti.
I semi di vite trovati nelle tombe del Chianti proverebbero che gli Etruschi portarono questa pianta dall'Oriente e l'acclimatarono in Italia, mentre invece secondo alcuni studi recenti sembra che la vite esistesse in Toscana fin prima della comparsa dell'uomo. Trovandola, gli Etruschi colonizzatori dell'entroterra toscano e probabili primi abitatori delle zone del Chianti, l'avrebbero addomesticata da selvatica qual’era. Quindi, non sarebbero stati i navigatori fenici a portare la pianta in Toscana, dove esisteva già: lo dimostrerebbero i reperti di travertino affiorati nella zona di San Vivaldo, dove furono ritrovate impronte fossili della “Vitis vinifera”, che laggiù cresceva spontanea.
Di origine greca era lo spumante "Aigleucos" che i Romani bevevano abbondantemente. I dolia, recipienti panciuti che lo contenevano, erano mantenuti a bassa temperatura con acqua fredda per impedirne la fermentazione. Se contenenti altri vini, i dolia venivano tappati ed interrati per 3/4 della loro altezza, che era attorno ai 2 m, dove avveniva la fermentazione. Se il vino ottenuto era torbido procedevano alla chiarificazione usando bianchi d'uovo montato a neve o latte fresco di capra.![]() |
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