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Il termine è talora usato anche come sinonimo di “iconomaco”, da cui però deve venir distinto, poiché gli iconomachi combattevano il culto delle immagini senza giungere agli eccessi distruttivi dell'iconoclastia.
Nel frattempo l'iconoclastia si allargò con la distruzione di reliquie dei Santi, nè ebbe tregua con la morte dei due grandi protagonisti (Gregorio II° e Leone III°) o dei loro successori. Nel 754 Costantino V° convocò un Concilio a Costantinopoli, al quale però si rifiutarono di partecipare il Papa di Roma, i Patriarchi di Alessandria, Antiochia e Gerusalemme e che si concluse pertanto con la condanna delle immagini sacre e fece partire una indicibile persecuzione verso i monaci riottosi.![]() |
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La nuova iconografia di Giotto assecondò questa esigenza, creando un ciclo di immagini di argomento sacro, ma di natura esclusivamente narrativa, in ottemperanza all'estetica occidentale dei libri carolingi, che dava una giustificazione didattico-estetica della presenza delle immagini ma non del loro culto. Esse erano sacre per la fede soggettiva dello spettatore o dell'autore, non per un'oggettiva ispirazione concessa all'artista credente, nè tanto meno per essere quello che a Bisanzio erano state considerate: “presenze vive che guardavano, non materia morta che era guardata.”.![]() 69-79 d.C., Ag | ![]() 365-350 a.C., Ag | ![]() 521-486 a.C., Ag |
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